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15 giugno 2012 - L'occhio dell'agronomo sulla Maddalena
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Prendo spunto dall'articolo apparso sul Giornale di Brescia del 24 maggio sugli interventi di riforestazione della montagna di casa e dagli appelli «Sos salviamo la Maddalena» lanciati anche recentemente in un convegno organizzato presso la sala dei Saveriani dalle associazioni di ambientalisti, Italia Nostra in testa. Come agronomo di lungo «corso» e conoscitore della Maddalena da oltre settant'anni, in quanto ho sempre abitato fin da ragazzo ai suoi piedi, sono stato spinto dalla curiosità di effettuare un sopralluogo conoscitivo nelle zone «incriminate» situate immediatamente a monte della mulattiera tra il Gottardo e la Margherita. Non entro qui nei dettagli normativi e degli atti pianificatori di settore regolati dalla legislazione regionale e nazionale. Mi limito ad alcune considerazioni tecniche, facendo tesoro delle mie esperienze di tecnico, nel rispetto anche degli aspetti naturalistici degli ambienti agrari e forestali. Il progetto originario, a quanto mi consta, prevedeva la riconversione forestale di ampie aree boschive a robinieto con la piantumazione di specie arboree autoctone (querce, castagni, carpini, ciliegi selvatici e quant'altro). La robinia, come risaputo, è una specie esotica importata in Europa nel 1630, invasiva in tutta l'Europa orientale e meridionale. Con la sua elevata capacità di crescita le consente di occupare rapidamente ampie superfici, sostituendosi alle specie pioniere indigene, così come ha fatto sulle pendici occidentali del monte Maddalena. Ciò premesso, quando si tende al contenimento od all'eliminazione della robinia, si possono adottare tecniche diverse a seconda della percentuale di robinia esistente e dei risultati che si vogliono ottenere. Tra tutti i metodi, quelli cosi detti «indiretti», basati sull'applicazione di specifiche tecniche selvicolturali, sono i più indicati nella gestione dei casi pratici in ambito forestale. È possibile giungere al controllo dell'invasività della robinia facendo leva sulla sua scarsa capacità di tollerare l'ombreggiamento. Lo sviluppo sotto copertura determina una riduzione dell'emissione dei polloni e una progressiva perdita di vigoria sia dei polloni sia delle piante nate da seme provocandone il deperimento e, nel medio periodo, la senescenza e la morte. Le tecniche impiegabili riguardano: a) la gestione della piano di chioma; b) la creazione di fasce di rispetto che isolino la robinia dalle altre zone di bosco; c) l'esecuzione, in tempi diversi, degli interventi a carico della robinia rispetto a quelli sulle altre specie arboree presenti; d) l'impiego di sottopiantagioni tolleranti l'ombra in un'ottica gestionale del soprassuolo di lungo periodo. A quel che ho potuto constatare durante il mio sopralluogo mi pare che in Maddalena, per lo meno nella zona da me visitata, non si sia adottata alcuna delle tecniche sopradescritte. È stato effettuato il taglio raso della robinia col risultato della ricrescita di numerosi ricacci al piede delle ceppaie e della invasione delle aree soleggiate da parte di rovi, sambuco ed altre infestanti. Non sono state create fasce di rispetto. Ad oggi non è stata fatta alcuna sottopiantagione e non si è preso in considerazione il taglio dei tronchi ad altezza di petto d'uomo per favorire il ricaccio della robinia ad una certa altezza dal suolo onde limitare lo sviluppo dei polloni basali. A distanza di oltre un anno dall'inizio dei lavori di taglio non si è ancora provveduto alla ripiantumazione, salvo in zone molto limitate. Nell'area di maggiore ampiezza, completamente spoglia di vegetazione arborea, ci si è limitati alla semina di specie erbacea prativa. Anche qui le infestanti stanno ricrescendo. Secondo notizie apprese dalla Stampa ci sarebbe l'intenzione di far pascolare ovini. Le pecore brucano sì l'erba e i ricacci di robinia (che poi ricresceranno ancora velocemente), ma disdegnano le altre infestanti ed in particolare i rovi e distruggono la eventuale nuova piantumazione. Anzi, sarebbe opportuno proteggere dall'intrusione di ovini e caprini le aree in questione con reti di recinzione. Mi sembra assai strano ed improbabile che l'Università degli Studi di Milano (ritengo la Facoltà di Agraria, di cui conosco la serietà e la competenza), che ha collaborato al progetto di riqualificazione, non abbia preso in considerazione le tecniche selvicolturali meno impattanti e più consoni alla riqualificazione di aree boschive di interesse naturalistico. Solo nel caso di un bosco talmente degradato da avere il 100% di piante di robinia completamente morte o fortemente compromesse si sarebbe dovuto pensare ad un intervento drastico come quello attuato, ma non penso che questo sia il caso della Maddalena. Gli interventi di riqualificazione richiedono normalmente tempi lunghi e grande cautela. Nella nostra provincia abbiamo un caso emblematico di interventi forestali mirati e ben riusciti: il Parco Natura di Piazzole, sulle colline di Gussago, di proprietà della Fondazione San Giorgio e gestito dai volontari della stessa. Qui si tratta di 80 ettari di terreno per il 90% boscato fruito nel corso dell'anno da alcune migliaia di scout e non. Qui, anche recentemente, numerose scolaresche bresciane hanno potuto osservare la natura nei suoi vari aspetti. Anche qui si è partiti da un bosco molto degradato, ma sotto la guida di giovani dottori forestali soci della Fondazione e con pazienza si è giunti ad ottimi risultati di recupero del bosco degradato. Certi esempi meriterebbero di essere osservati e studiati dai responsabili delle Istituzioni pubbliche. Condivido anch'io la preoccupazione di Italia Nostra per lo spreco di denaro pubblico dovuto ad interventi di riqualificazione con l'adozione di tecniche non proprio molto appropriate.

Giovanni Scandolara Dr. Agronomo Brescia

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Salviamo i boschi del monte Maddalena in un sito di cento fotografie
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Si è tenuto il 23 maggio nel Centro Missionari Saveriani l’incontro di G9, Italia nostra, Sos Alberi, Ecodem con la stampa, le associazioni ambientaliste (30 hanno dato la loro adesione), i cittadini sul tema Salviamo i boschi del monte Maddalena. Ne hanno parlato Mario Baldoli per G9, Rossana Bettinelli presidente di Italia Nostra e Paolo Vitale biologo di Ecodem.

Chiunque salga oggi sul monte, vede, soprattutto alla Margherita, un vasto spazio tagliato a raso dove prima c’era un bosco di robinie. Così è avvenuto (in misura più contenuta) in quasi tutti gli altri lotti di proprietà comunale. In due si sono anche formate piccole discariche, in altri sono sorte recinzioni abusive. Oltre alle robinie sono stati abbattuti antichi alberi di castagni e querce in ottima salute.

Già l’anno scorso alcune associazioni avevano espresso il loro dissenso per il danno, evidentemente irrimediabile, fatto alla “montagna di casa”.

La quale è stata sottoposta anche ad usi impropri: un’area, ora estesa per il tiro con l’arco, una per il downhill, una corsa con speciali bici da discesa, che sono trasportate con furgoni in cima alla collina e per la quale sono stati preparati piste e trampolini, uno dei quali scavalca pericolosamente un sentiero. Altra aerea è dedicata al soft air, giochi di guerra con cui si dilettano signori di mezza età in mimetica. Consapevoli del rischio per chi percorre i sentieri, un loro manifesto scrive che ogni passante è obbligato a segnalare la sua presenza, anche solo urlando, nel perimetro designato.

La Maddalena, che fa parte del parco delle colline e quindi dovrebbe essere tutelata, non è intesa dal comune come luogo dove i cittadini fanno una passeggiata per il piacere di camminare e ossigenarsi dalla vita in una città che è la terza più inquinata d’Europa, e si trascina un media di malattie tumorali e respiratorie più alta che nel resto d’Italia. La Maddalena è intesa dal direttore del Parco delle colline Benedetto Rebecchi e dall’assessore Vilardi, come luogo dove fare “esperimenti”, invece di quanto era stato programmato: il restauro del bosco con tagli selettivi. Per esempio, una volta tagliato a raso il bosco di robinie, sono state piantate nuove pianticelle e inviati greggi di pecore per pulire l’area. Le pecore, intelligenti più degli uomini, hanno mangiato le pianticelle e lasciato i ricacci di robinia, meno appetitosi. La robinia è una pianta che si moltiplica col sole, mentre muore quando ha costituito un bosco e si trova all’ombra. L’operazione è quindi servita al contrario di ciò per cui era prevista.

Il tutto è stato illustrato da un sito www.sosmaddalenabrescia.it, creato apposta da Giacomo Apostoli, il grafico di G9 e riempito con le fotografie dell’ingegner Lia Signorini e di Paolo Vitale, oltre che con documenti ufficiali, lettere alla stampa, risposte del comune, e così via. Il nostro sito è presentato anche da quello di Europa nostra. Il caso Maddalena ha travalicato i confini nazionali.

Oltre a stampa, radio e televisione, erano presenti circa 80 persone che hanno sviluppato un vivace dibattito.

Ora il sito verrà continuamente arricchito e la lotta contro “gli esperimenti” del comune è destinata a continuare.